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Se hai investito o stai per investire in digitalizzazione e sei un’impresa del Sud Italia, la domanda è semplice: puoi ancora sommare Transizione 5.0 e credito ZES Unica? La risposta breve è sì, ma nel 2026 lo strumento chiamato “Transizione 5.0” non è più un credito d’imposta come lo conoscevi nel 2024 e nel 2025. Continua a leggere e capirai esattamente cosa cambia e come muoverti.
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Transizione 5.0 e ZES Unica sono cumulabili?
Partiamo dal sodo, perché so che è quello che stai cercando davvero. Sì, le due misure sono cumulabili, e lo sono sia nella versione vecchia che in quella nuova. Ma qui viene il punto che quasi nessuno ti racconta con chiarezza.
Se hai fatto un investimento nel 2024 o nel 2025, stavi ancora dentro al vecchio credito d’imposta Transizione 5.0, quello legato al risparmio energetico certificato. Se invece il tuo investimento parte dal 1° gennaio 2026, ti trovi davanti a uno strumento completamente diverso: l’iperammortamento, introdotto dalla Legge di Bilancio 2026 (legge 30 dicembre 2025, n. 199, articolo 1, commi 427-436).
E ti dirò una cosa che cambia parecchio l’analisi: non è più un credito compensabile in F24. È una maggiorazione del costo fiscale del bene, che aumenta le quote di ammortamento deducibili negli anni. Quindi il vantaggio c’è, ma arriva in modo diverso, più diluito nel tempo.
Detto questo, il cumulo con la ZES Unica resta pienamente possibile anche nel nuovo regime. Le FAQ MIMIT lo confermavano già per il vecchio Transizione 5.0 (sezione 8.7) e lo stesso principio è stato ribadito per l’iperammortamento 2026, con l’unica accortezza tecnica che vedremo tra poco: la nettizzazione della base di calcolo.
Come funzionava il cumulo tra credito Transizione 5.0 e credito ZES Unica
Se il tuo investimento riguarda ancora il biennio 2024-2025, il meccanismo che conosci resta valido. Il credito Transizione 5.0 e il credito ZES Unica potevano essere sommati sulla stessa spesa, a patto di rispettare il limite del costo effettivamente sostenuto.
In pratica, non potevi far coincidere due agevolazioni fino a superare il 100% dell’investimento reale. E soprattutto, dovevi calcolare la base agevolabile al netto di quanto già ricevuto dall’altra misura. Questo principio, che si chiama nettizzazione, torna identico anche nel nuovo iperammortamento, come vedremo subito dopo.
Cosa cambia per Transizione 5.0 nel 2026 con il nuovo iperammortamento?
Qui entriamo nel cuore della questione, perché è il punto che più imprese confondono in questo periodo. Il Piano Transizione 5.0, quello con il vincolo energetico e le certificazioni ex ante ed ex post, ha chiuso le nuove prenotazioni con la fine del 2025.
Dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028, gli investimenti in beni strumentali 4.0 rientrano invece nel Nuovo Piano Transizione 5.0 – Iperammortamento, disciplinato dal decreto attuativo del MIMIT del 7 maggio 2026. Il portale GSE per le comunicazioni preventive è operativo dal 12 giugno 2026, quindi se stai valutando un investimento ora, è lì che dovrai passare.
La differenza pratica è enorme. Il vecchio credito ti dava liquidità immediata, compensabile in F24 appena maturato. Il nuovo iperammortamento invece maggiora il costo fiscale del bene, e questo aumento si scarica sulle quote di ammortamento nel corso degli anni. Meno immediato, ma comunque un beneficio strutturale, soprattutto per le imprese solide che pianificano investimenti pluriennali.
Un altro cambiamento che vale la pena notare: è sparito il vincolo energetico. Non serve più dimostrare una riduzione dei consumi del 3% a livello di struttura o del 5% a livello di processo. Al suo posto arriva una perizia tecnica asseverata, che certifica la natura tecnologica dell’investimento secondo gli allegati IV e V della legge di bilancio.
Differenza tra credito d’imposta Transizione 5.0 e iperammortamento 2026
Facciamo un confronto diretto, perché aiuta a fissare le idee. Il credito d’imposta 2024-2025 funzionava così: sostenevi la spesa, dimostravi il risparmio energetico, e ottenevi un credito da usare subito in compensazione.
L’iperammortamento 2026 funziona in modo diverso. Non tocchi liquidità immediata, ma il valore fiscale del bene si gonfia: fino al 180% per investimenti sotto i 2,5 milioni di euro, 100% tra 2,5 e 10 milioni, 50% tra 10 e 20 milioni. Questo valore maggiorato diventa la base su cui calcoli l’ammortamento deducibile ai fini IRES o IRPEF, anno dopo anno.
C’è poi un dettaglio tecnico che consiglio di tenere a mente se stai già valutando i numeri: l’iperammortamento non incide sull’IRAP, perché opera solo ai fini delle imposte sui redditi. Se il tuo commercialista sta costruendo un piano di convenienza, questo aspetto va inserito nel calcolo fin da subito.
Come funziona il credito d’imposta ZES Unica 2026 per le imprese del Mezzogiorno?
Passiamo ora all’altra faccia della medaglia. La ZES Unica è stata confermata e rifinanziata dalla Legge di Bilancio 2026 per l’intero triennio 2026-2028, con una dotazione di 2,3 miliardi di euro solo per quest’anno.
Il meccanismo resta un credito d’imposta vero e proprio, utilizzabile in compensazione tramite modello F24. Per il 2026, la finestra per comunicare le spese all’Agenzia delle Entrate era fissata dal 31 marzo al 30 maggio: se non l’hai ancora fatto per quest’anno, il termine è già superato, ma lo stesso schema si ripeterà identico nel 2027 e nel 2028, sempre nella stessa finestra temporale.
Dopo la comunicazione iniziale, dovrai inviare una comunicazione integrativa che attesti gli investimenti effettivamente realizzati, con la certificazione di un revisore legale. Per gli investimenti 2026, questa finestra si apre dal 3 al 17 gennaio 2027, quindi hai ancora del tempo per organizzarti sul fronte documentale.
Quali investimenti rientrano nella ZES Unica 2026
Il perimetro degli investimenti ammissibili è piuttosto ampio, e questo lo rende particolarmente interessante se stai pianificando un progetto industriale complesso. Rientrano macchinari, impianti, attrezzature nuove di fabbrica, oltre a terreni e immobili strumentali, con il vincolo che la componente immobiliare non superi il 50% del valore complessivo.
L’investimento minimo richiesto è di 200.000 euro, mentre il tetto massimo per progetto arriva a 100 milioni. E qui trovo utile una cosa che spesso viene sottovalutata: anche il software rientra tra le spese ammissibili, purché funzionale al progetto di investimento produttivo. Questo è esattamente il punto di contatto con la parte digitale che approfondiamo più avanti.
Quali regioni rientrano nella ZES Unica del Mezzogiorno
La ZES Unica copre l’intero Mezzogiorno: Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna. Le aliquote però non sono uguali ovunque, e questo cambia parecchio la convenienza del tuo progetto a seconda di dove si trova lo stabilimento.
Le piccole e micro imprese in Campania, Puglia, Calabria e Sicilia possono arrivare fino al 60% di aliquota nominale. In Basilicata, Molise e Sardegna l’aliquota scende, ma resta comunque significativa. Ti consiglio di verificare sempre l’aliquota specifica per la tua regione prima di fare qualsiasi stima, perché la differenza tra una zona e l’altra può cambiare completamente i numeri del business plan.
Quali software possono rientrare negli investimenti per la transizione digitale ed energetica?
Ed eccoci al tema che, secondo me, meriterebbe molta più attenzione di quanta ne riceva di solito. Perché quando si parla di Transizione 5.0 e di iperammortamento, il pensiero corre subito ai macchinari, ai capannoni, alle linee produttive. Ma i software giocano un ruolo enorme, e spesso vengono trascurati proprio da chi valuta questi incentivi.
Il nuovo Allegato V della legge di bilancio 2026 elenca in modo puntuale i software e i sistemi che possono beneficiare della maggiorazione massima. E qui trovi un elemento nuovo rispetto al passato: l’accento si sposta sull’intelligenza artificiale e sui sistemi decisionali autonomi, più che sul semplice monitoraggio energetico che caratterizzava il vecchio Piano 5.0.
Software per monitorare i consumi energetici e l’Energy Dashboarding
Nel vecchio schema 2024-2025, i software di Energy Dashboarding erano centrali, perché servivano proprio a dimostrare il risparmio energetico richiesto per accedere al credito. Oggi quel vincolo non c’è più, ma questi strumenti restano comunque investimenti validi, se rientrano negli allegati tecnici aggiornati.
Un sistema di monitoraggio energetico ti permette di raccogliere dati in tempo reale sui consumi di un impianto, di individuare sprechi e di intervenire prima che diventino un problema. E ti dirò un segreto: molte imprese lo installano oggi non tanto per l’incentivo, quanto perché i costi energetici sono diventati una variabile strategica, non più solo una voce di bilancio da subire.
Piattaforme IoT e sistemi digitali per l’efficienza energetica
Qui il discorso si allarga. Sensori distribuiti sulla linea produttiva, piattaforme che raccolgono dati da più macchinari e li mettono in relazione, sistemi che imparano dai pattern di utilizzo e suggeriscono correzioni: è tutto questo l’ecosistema digitale che il nuovo Allegato V premia.
Se stai valutando un investimento di questo tipo, il consiglio pratico è uno: verifica con un tecnico abilitato se il software o la piattaforma che vuoi acquistare rientra effettivamente negli elenchi normativi aggiornati. Perché la differenza tra un investimento agevolabile e uno che non lo è, a volte, sta proprio nei dettagli tecnici della classificazione.
Si può recuperare il 100% di un investimento cumulando più agevolazioni?
Arriviamo alla domanda che, in fondo, muove tutto l’articolo. E qui devo essere onesto con te, perché in giro trovo spesso claim che promettono il recupero totale del costo, e non è proprio così che funziona.
Il cumulo non equivale mai a un rimborso integrale automatico. Puoi sommare ZES Unica e iperammortamento sulla stessa spesa, questo è vero, ma esiste sempre un tetto oltre il quale non puoi andare, fissato dalle regole europee sugli aiuti di Stato.
Il limite del costo sostenuto e il divieto di doppio finanziamento
Qui il concetto tecnico da capire si chiama nettizzazione. In pratica, quando calcoli la maggiorazione dell’iperammortamento, devi partire dal costo del bene al netto di quanto già ricevuto tramite il credito ZES. Non sommi semplicemente le due percentuali sul costo pieno.
Facciamo un esempio concreto, perché così è più facile capirlo. Se hai un macchinario da un milione di euro e ricevi 400.000 euro di credito ZES, la base su cui calcoli la maggiorazione dell’iperammortamento non è più un milione, ma 600.000 euro. Il beneficio finale resta comunque significativo, ma il calcolo va fatto con questa logica, non con una semplice somma aritmetica delle due aliquote.
E c’è un altro punto che vale la pena ricordare: cumulare non significa doppio finanziamento. Il doppio finanziamento, vietato dalla normativa, si verifica quando due misure rimborsano lo stesso euro di spesa due volte. Il cumulo corretto, invece, copre parti diverse del costo complessivo, restando sempre dentro i massimali di intensità previsti dalla disciplina europea sugli aiuti di Stato, generalmente fissati al 60% dell’investimento.
Esempio di investimento digitale per un’azienda industriale nella ZES Unica
Proviamo a mettere insieme tutti i pezzi con un caso pratico, giusto per rendere le cose meno astratte. Immagina un’azienda manifatturiera in Puglia che decide di ampliare la propria capacità produttiva.
L’impresa acquista nuovi macchinari interconnessi per 2 milioni di euro e affianca l’investimento con una piattaforma IoT per il monitoraggio dei processi, per un valore di 150.000 euro. Prima cosa da fare: separare bene le due tipologie di spesa, perché macchinari e software rientrano entrambi nel perimetro ZES e nell’iperammortamento, ma vanno documentati e certificati distintamente.
Sul fronte ZES, l’azienda comunica l’investimento nella finestra prevista e ottiene un credito d’imposta proporzionale, secondo l’aliquota regionale applicabile. Sullo stesso investimento, al netto di quanto ricevuto dalla ZES, può poi applicare la maggiorazione dell’iperammortamento, fino al 180% per la parte di spesa sotto i 2,5 milioni di euro. Il risultato è un abbattimento reale e significativo del costo netto, ma calcolato con la logica della nettizzazione, non con una somma semplificata delle due percentuali.
Quali incentivi valutare nel 2026 per digitalizzare un’impresa nel Mezzogiorno?
Se sei arrivato fin qui, hai già un quadro piuttosto completo. Ma vale la pena allargare lo sguardo, perché ZES Unica e iperammortamento non sono gli unici strumenti disponibili quest’anno.
La Nuova Sabatini, per esempio, resta cumulabile con entrambe le misure e aiuta ad abbattere il costo degli interessi sui finanziamenti bancari destinati all’acquisto di beni strumentali. Ci sono poi bandi regionali specifici, contratti di sviluppo e altre linee di finanziamento che, in alcune combinazioni, permettono di costruire un pacchetto di incentivi davvero solido per chi investe al Sud.
Il consiglio pratico è sempre lo stesso: prima di firmare qualsiasi contratto o presentare comunicazioni, fatti accompagnare da un consulente che verifichi la compatibilità di tutte le misure che vuoi cumulare. Perché la parte tecnica e documentale, oggi più che mai, fa davvero la differenza tra un incentivo ottenuto e uno perso per un errore procedurale.
Checklist pratica: cumulo Transizione 5.0 e ZES Unica nel 2026
- Verifica se il tuo investimento è partito prima o dopo il 1° gennaio 2026: cambia lo strumento applicabile (vecchio credito o iperammortamento)
- Controlla il tuo software o macchinario negli Allegati IV e V della legge di bilancio 2026 prima di considerarlo agevolabile
- Applica sempre la nettizzazione quando calcoli la base dell’iperammortamento in presenza del credito ZES
- Rispetta le finestre di comunicazione: per la ZES 2026 la finestra iniziale è già chiusa, ma resta aperta la comunicazione integrativa a gennaio 2027
- Verifica l’aliquota ZES specifica della tua regione, perché varia in modo significativo da zona a zona
- Fai certificare le spese da un revisore legale iscritto, requisito obbligatorio per entrambe le misure
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