Il Bando Digital Export 2026-2027 dell’Emilia-Romagna copre il 50% delle spese ammissibili per la promozione digitale sui mercati esteri, con un contributo massimo di 20.000 euro per le imprese manifatturiere ammesse. In questa guida trovi requisiti, codici ATECO, spese finanziabili, obblighi dei fornitori e tutto quello che ti serve per capire, in pochi minuti, se la tua azienda può partecipare.
Evita che la tua domanda per il bando venga respinta
Per partecipare e ottenere i fondi ti serve un preventivo tecnico dettagliato da allegare. Un errore nelle voci di spesa può farti perdere l’agevolazione. Te lo prepariamo noi, gratuitamente e a norma di bando, in sole 24 ore.
Cos’è il Bando Digital Export 2026-2027 dell’Emilia-Romagna?
Partiamo dalla base, perché prima di parlare di percentuali e massimali è giusto capire di cosa stiamo davvero parlando.
Il Bando Digital Export 2026-2027 è uno strumento della Regione Emilia-Romagna pensato per sostenere le imprese manifatturiere che vogliono rafforzare la propria presenza sui mercati esteri, ma attraverso la leva digitale. Non parliamo quindi di fiere, missioni commerciali o cataloghi cartacei: qui l’obiettivo è aiutare le aziende a strutturare percorsi di internazionalizzazione digitale, con un accento preciso su promozione online e digital marketing.
L’idea di fondo è semplice, e ti dirò un segreto: funziona proprio perché è semplice. Molte imprese manifatturiere emiliano-romagnole hanno prodotti pronti per l’estero, ma non hanno mai investito con metodo nella loro visibilità digitale internazionale. Il bando nasce per colmare esattamente questo gap, mettendo a disposizione un contributo economico concreto per chi decide di muoversi in questa direzione.
Quanto finanzia il Bando Digital Export Emilia-Romagna 2026-2027?
Qui arriviamo al punto che, diciamocelo, interessa a chiunque prima ancora di leggere il resto: quanto puoi effettivamente ottenere.
Il bando riconosce un contributo a fondo perduto pari al 50% delle spese ammissibili sostenute per il progetto di digital export. Significa, in pratica, che per ogni euro che investi in attività di promozione digitale e digital marketing ammissibili, la Regione ne copre la metà.
Facciamo un esempio concreto, perché sulla carta i numeri restano astratti finché non li vedi applicati. Se la tua impresa sostiene una spesa di 30.000 euro per un progetto di digital export composto da campagne di advertising internazionale, ottimizzazione del sito web in ottica export e attività di lead generation su mercati esteri, il contributo teorico sarebbe di 15.000 euro. Ma qui entra in gioco un tetto massimo, che vediamo subito nel dettaglio.
Qual è il contributo massimo previsto dal bando?
Il contributo massimo ottenibile con il Bando Digital Export 2026-2027 è di 20.000 euro per impresa.
È una distinzione importante da tenere a mente: una cosa è l’importo della spesa sostenuta, un’altra è l’importo effettivamente finanziato. Anche se investi una cifra più alta, il contributo non potrà mai superare i 20.000 euro, indipendentemente da quanto sale il budget del progetto. Per ottenere il massimo contributo, quindi, la spesa ammissibile dovrebbe attestarsi intorno ai 40.000 euro, dato che il bando copre il 50%.
Capire subito questo limite ti aiuta a impostare il progetto con realismo, senza costruire un piano di investimento sovradimensionato rispetto a quello che potrai davvero recuperare.
Quali imprese possono partecipare al Bando Digital Export 2026-2027?
Non tutte le aziende emiliano-romagnole possono accedere a questo bando, e questo è un aspetto su cui vale la pena essere chiari fin da subito, per evitare di perdere tempo su un progetto che poi non potrà essere presentato.
Il bando è riservato alle imprese manifatturiere, quindi a quelle attività classificate all’interno della Sezione C dei codici ATECO, ovvero le “Attività manifatturiere”. In termini pratici, parliamo di aziende che producono beni fisici: dalla metalmeccanica al tessile, dall’agroalimentare trasformato alla componentistica industriale, fino al mobile e al packaging.
Nello specifico, sono ammesse le imprese che rientrano nelle Divisioni ATECO 2025 comprese tra la 10 e la 33. È un intervallo piuttosto ampio, che copre la quasi totalità del comparto manifatturiero regionale, ma è comunque fondamentale verificare la propria posizione prima di partire con la domanda.
Quali codici ATECO 2025 sono ammessi?
Un dubbio che ricorre spesso riguarda i codici ATECO secondari, e capisco perché: molte imprese hanno un’attività primaria e una o più attività secondarie registrate.
Per il Bando Digital Export vengono presi in considerazione sia i codici ATECO primari sia quelli secondari, purché rientrino nell’intervallo delle Divisioni 10-33. Questo significa che anche un’azienda con un codice primario diverso, ma con un codice secondario manifatturiero coerente con il bando, può potenzialmente rientrare tra i soggetti ammessi.
Prima di presentare la domanda, ti conviene quindi controllare con attenzione la visura camerale della tua impresa, verificando entrambe le tipologie di codice. È un passaggio che richiede cinque minuti, ma che ti evita brutte sorprese in fase di valutazione.
Quali spese finanzia il Bando Digital Export Emilia-Romagna?
Arriviamo al cuore pratico del bando, quello che davvero determina come costruirai il tuo progetto.
Il Bando Digital Export finanzia interventi di promozione digitale e digital marketing rivolti in modo specifico ai mercati esteri. Non si tratta quindi di un contributo generico per “fare marketing”, ma di uno strumento pensato per attività che abbiano una finalità commerciale internazionale chiara e riconoscibile.
Tra le attività che rientrano in questa logica trovi tipicamente:
- campagne di advertising digitale mirate a paesi esteri specifici;
- attività di ottimizzazione e localizzazione del sito web in funzione dell’export;
- strategie di lead generation per l’acquisizione di contatti commerciali internazionali;
- percorsi di digital marketing strutturati, con obiettivi e KPI legati alla presenza sui mercati esteri.
Il filo conduttore, in ogni caso, resta lo stesso: ogni attività finanziata deve poter dimostrare un collegamento diretto con lo sviluppo commerciale internazionale dell’impresa, non con la comunicazione generica del brand.
Il digital marketing per l’export è una spesa ammissibile?
Sì, ed è anzi uno dei cuori pulsanti del bando.
Le attività di digital marketing orientate all’export rientrano pienamente tra le spese ammissibili, a patto che siano progettate per generare risultati commerciali su mercati esteri specifici, non per una promozione indistinta. Pensa a una campagna di lead generation impostata per intercettare buyer B2B in Germania, oppure a un percorso di ottimizzazione SEO in lingua per il mercato francese: sono esempi concreti di come uno strumento digitale possa trasformarsi in un canale reale di acquisizione clienti all’estero.
Il punto, in fondo, è questo: il bando non premia chi “fa qualcosa di digitale”, ma chi collega ogni attività a un obiettivo commerciale preciso su un mercato preciso.
Quali fornitori possono realizzare gli interventi finanziati?
Non basta scegliere le attività giuste. Devi anche affidarti a un fornitore che rispetti determinati requisiti, altrimenti rischi di vedere il tuo progetto respinto anche se l’idea alla base era ottima.
Il bando richiede che il fornitore incaricato di realizzare gli interventi abbia già maturato esperienza concreta nel settore, e questa condizione non è affatto marginale. Anzi, è uno dei punti su cui più spesso le imprese inciampano, semplicemente perché non lo verificano per tempo.
Quali requisiti devono avere i fornitori del progetto?
Il fornitore deve possedere Partita IVA e dimostrare di aver realizzato almeno tre attività analoghe nell’ultimo triennio, per clienti diversi tra loro.
In pratica, non basta che il fornitore abbia competenze generiche in digital marketing: deve poter documentare un percorso reale di consulenza o formazione alle imprese, con progetti concreti alle spalle. Questo requisito serve a garantire che chi lavora sul tuo progetto abbia già affrontato contesti simili, e non si tratti di un primo esperimento.
Prima di scegliere il fornitore, quindi, chiedi sempre referenze verificabili e, se possibile, farti indicare i clienti precedenti con cui ha lavorato su progetti comparabili. Ti eviterà problemi in fase di rendicontazione.
Quando presentare la domanda per il Bando Digital Export 2026-2027?
Il bando prevede una finestra temporale precisa per la presentazione delle domande, con data e ora di apertura e di chiusura stabilite dal bando stesso e pubblicate sul portale ufficiale della Regione Emilia-Romagna.
Proprio perché i termini possono essere aggiornati o modificati, il consiglio più utile che posso darti è uno solo: verifica sempre le scadenze direttamente sulla pagina ufficiale del bando prima di muoverti, così hai la certezza di lavorare su date reali e aggiornate.
Quello che invece puoi fare da subito, senza aspettare l’apertura ufficiale, è prepararti in anticipo. I bandi regionali di questo tipo tendono ad avere una finestra di presentazione relativamente breve, e le domande vengono spesso valutate anche in base all’ordine cronologico di arrivo. Arrivare pronti, con documentazione e progetto già impostati, fa davvero la differenza.
Come preparare un progetto di digital export finanziabile?
Qui entriamo nella parte più operativa, quella che in realtà determina se il tuo progetto verrà percepito come solido oppure come generico.
Il primo errore che vedo commettere più spesso è costruire un progetto “al contrario”: si parte dalle attività digitali disponibili, invece che dagli obiettivi di export. Fai l’opposto. Parti da una domanda semplice: su quale mercato estero vuoi crescere, e con quale tipo di cliente?
Da lì, costruisci un percorso coerente:
- definisci il mercato o i mercati esteri target del progetto;
- individua le attività digitali funzionali a quell’obiettivo, non attività scollegate tra loro;
- scegli un fornitore che abbia già esperienza documentata su progetti simili;
- quantifica l’investimento in modo realistico, tenendo conto del tetto massimo di contributo.
Un progetto che unisce questi quattro elementi in modo coerente ha molte più probabilità di essere valutato positivamente rispetto a un piano generico di “presenza digitale”, perché dimostra una logica commerciale chiara, non solo un elenco di attività di marketing.
Bando Digital Export Emilia-Romagna 2026-2027: cosa verificare prima di partecipare?
Prima di chiudere, facciamo un passo indietro e mettiamo insieme i controlli principali da fare prima di presentare la domanda, così hai tutto sott’occhio in un unico punto.
Checklist finale: cosa controllare prima di presentare la domanda
- Verifica che il codice ATECO primario o secondario della tua impresa rientri nelle Divisioni 10-33 della Sezione C.
- Controlla di rispettare tutti i requisiti soggettivi richiesti alle imprese manifatturiere ammesse al bando.
- Costruisci un progetto di digital marketing legato a un obiettivo di export specifico, non generico.
- Scegli un fornitore con Partita IVA e almeno tre progetti analoghi realizzati nell’ultimo triennio per clienti diversi.
- Calcola l’investimento tenendo conto del contributo del 50% e del tetto massimo di 20.000 euro.
- Verifica sul portale ufficiale della Regione Emilia-Romagna la data e l’ora esatte di apertura e chiusura del bando.
Se rispetti ognuno di questi punti prima di presentare la domanda, riduci in modo concreto il rischio di rallentamenti o di esclusioni dovute a errori facilmente evitabili.
Se vuoi capire come impostare un progetto di digital export solido e in linea con i requisiti del bando, il nostro team può aiutarti a costruire la strategia più adatta alla tua impresa: contattaci per una valutazione senza impegno.
Evita che la tua domanda per il bando venga respinta
Per partecipare e ottenere i fondi ti serve un preventivo tecnico dettagliato da allegare. Un errore nelle voci di spesa può farti perdere l’agevolazione. Te lo prepariamo noi, gratuitamente e a norma di bando, in sole 24 ore.