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Resto al Sud 2.0 2026: Requisiti, Spese Ammissibili e Investimenti Digitali

14 Luglio 2026

Gabriele Verona

Destinatari

Giovani under 35, disoccupati e professionisti nel Mezzogiorno e aree del cratere sismico (con focus su digital ed ecologia).

Tipo Agevolazione

Voucher per l'avvio (fondo perduto) e contributi a fondo perduto sugli investimenti (fino al 75% nelle aree target).

Importo Massimo

Voucher fino a 40.000 € / 50.000 €; contributi su investimenti fino a 120.000 € / 200.000 € a seconda dei casi.

Scadenza

Valutazione a sportello nel corso del 2026.

Stato Bando

Attivo / In fase di attivazione degli sportelli regionali.

Se hai tra i 18 e i 34 anni e vuoi aprire un’attività in una regione del Sud Italia, Resto al Sud 2.0 può darti fino a 200.000 euro a fondo perduto, senza restituire nulla. In questa guida trovi chi può accedere davvero, quanto puoi ottenere in base al tuo progetto, e come inserire un sito web o un software nel piano di spesa senza commettere errori che Invitalia valuta male.

Evita che la tua domanda per il bando venga respinta

Per partecipare e ottenere i fondi ti serve un preventivo tecnico dettagliato da allegare. Un errore nelle voci di spesa può farti perdere l’agevolazione. Te lo prepariamo noi, gratuitamente e a norma di bando, in sole 24 ore.

Resto al Sud 2.0 2026: cos’è e come funziona il nuovo incentivo

Partiamo dalla base, perché qui si fa un po’ di confusione. Resto al Sud 2.0 è la misura attiva nel 2026, gestita da Invitalia, pensata per chi vuole avviare un’impresa, una libera professione o un lavoro autonomo nel Mezzogiorno. Niente banche da coinvolgere, niente prestito da rimborsare: lo Stato eroga il contributo direttamente, tramite Invitalia.

E qui viene il punto che tanti contenuti online non chiariscono abbastanza bene: questa non è la stessa misura di qualche anno fa. È un programma nuovo, con regole nuove e un impianto tutto a fondo perduto. Se hai letto in giro di un 50% a fondo perduto e un 50% come prestito bancario, stai leggendo informazioni superate. Con Resto al Sud 2.0 quella logica non esiste più.

Qual è la differenza tra Resto al Sud e Resto al Sud 2.0?

Il vecchio Resto al Sud, quello nato nel 2017, ha chiuso definitivamente lo sportello il 14 ottobre 2025. Le domande presentate entro quella data vengono ancora valutate, ma non se ne possono presentare di nuove. Dal giorno dopo, alle 12:00 del 15 ottobre 2025, è partito Resto al Sud 2.0: stessa finalità di fondo, sostenere l’autoimpiego al Sud, ma con importi diversi e, soprattutto, senza la quota di finanziamento bancario che caratterizzava la versione precedente.

Perché te lo dico subito, in apertura? Perché online trovi ancora pagine che parlano del “vecchio” bando come se fosse attivo, e rischi di costruire il tuo progetto su informazioni non più valide. Meglio chiarirlo da subito e concentrarci solo sulla misura in vigore ora.

Chi può accedere a Resto al Sud 2.0 nel 2026?

Il requisito centrale riguarda l’età: puoi accedere se hai tra i 18 anni compiuti e i 35 anni non ancora compiuti. Oltre a questo, devi trovarti in una condizione occupazionale specifica: disoccupazione, inoccupazione, oppure iscrizione al programma GOL. Rientrano anche le persone in condizioni di vulnerabilità sociale o marginalità, secondo i criteri del Programma nazionale Giovani, Donne e Lavoro FSE+ 2021-2027.

Un dettaglio che vale la pena sottolineare: non puoi avere già avuto un’azienda attiva con lo stesso codice ATECO (fino alla terza cifra) nei sei mesi precedenti la domanda. E se hai già usufruito del vecchio Resto al Sud per la stessa attività, la porta si chiude. Sono paletti pensati per evitare che la misura finanzi attività già avviate mascherate da nuove.

Quali regioni rientrano in Resto al Sud 2.0?

La misura copre otto regioni del Mezzogiorno: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. Se la tua attività avrà sede operativa in una di queste regioni, il requisito territoriale è soddisfatto. Fuori da questo perimetro, semplicemente, la misura non si applica.

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Si può richiedere Resto al Sud 2.0 con una Partita IVA già aperta?

Questa è una delle domande che ricevo più spesso, e la risposta merita attenzione perché il tempismo conta davvero. Puoi presentare domanda se hai aperto la Partita IVA (o costituito la società) nel mese della domanda o in quello precedente, a condizione che l’attività sia ancora inattiva. In pratica: nessuna fattura emessa, nessuna fattura ricevuta.

Se hai aperto la Partita IVA da tre mesi e nel frattempo hai già iniziato a fatturare, il requisito salta. Quindi, se stai valutando questa strada, muoviti prima di iniziare a operare concretamente, non dopo. È un dettaglio piccolo sulla carta, ma decisivo nella pratica.

Quanto finanzia Resto al Sud 2.0 nel 2026?

Qui arriviamo al cuore della domanda che tutti si fanno prima ancora di leggere il resto: quanti soldi puoi davvero ottenere? La misura funziona su due strumenti alternativi, e la scelta tra i due è vincolante, quindi vale la pena capirla bene prima di partire.

Voucher a fondo perduto da 40.000 o 50.000 euro

Il primo strumento è il voucher di avvio, pensato per progetti più snelli: servizi, attività digitali, attrezzature leggere. Copre il 100% delle spese ammesse fino a 40.000 euro. E qui c’è un dettaglio interessante per chi lavora sul digitale: la soglia sale a 50.000 euro se il tuo progetto ha una componente tecnologico-digitale o ecosostenibile riconosciuta, come vedremo tra poco parlando della maggiorazione.

Contributo del 75% per investimenti fino a 120.000 euro

Se il tuo progetto è più strutturato, con macchinari, opere edili o investimenti importanti, lo strumento giusto è il contributo per programmi di investimento. Per la parte di spesa fino a 120.000 euro, Invitalia copre il 75% a fondo perduto. Il resto lo metti tu, con capitale proprio o finanziamento bancario agevolato.

Evita che la tua domanda per il bando venga respinta

Per partecipare e ottenere i fondi ti serve un preventivo tecnico dettagliato da allegare. Un errore nelle voci di spesa può farti perdere l’agevolazione. Te lo prepariamo noi, gratuitamente e a norma di bando, in sole 24 ore.

Contributo del 70% per investimenti fino a 200.000 euro

Per la fascia che va da 120.000 a 200.000 euro, la percentuale scende leggermente: il 70% a fondo perduto. Sommando le due fasce, il tetto massimo dell’investimento finanziabile arriva a 200.000 euro. Numeri importanti, che però vanno costruiti su un piano di spesa coerente, non semplicemente “riempiti” per raggiungere il massimale.

Quali sono le spese ammissibili con Resto al Sud 2.0?

Ora, facciamo un passo pratico. Sapere quanto puoi ottenere serve a poco se non sai su cosa puoi effettivamente spenderlo. Le categorie principali di investimento previste dalla misura sono tre, e ognuna ha una sua logica.

Macchinari, attrezzature e beni strumentali

Qui rientrano gli acquisti che servono materialmente a far funzionare l’attività: macchinari di produzione, attrezzature, arredi funzionali, strumenti di lavoro. La regola di fondo è semplice da enunciare ma va rispettata con attenzione: ogni bene deve essere coerente e funzionale rispetto all’attività che stai avviando. Non basta che sia utile in astratto, deve avere un ruolo preciso nel tuo modello di business.

Software e investimenti tecnologici e digitali

Questa categoria sta acquisendo un peso crescente, ed è probabilmente la più interessante per chi lavora nel digitale o vuole strutturare l’impresa su basi tecnologiche solide. Parliamo di software gestionali, piattaforme, licenze, strumenti digitali che rendono l’attività operativa e competitiva. Ne parliamo più nel dettaglio tra poco, perché merita un ragionamento a parte.

Opere edili e adeguamento della sede aziendale

Se la tua attività richiede una sede fisica da adattare, allestire o ristrutturare, le opere edili possono rientrare nel piano di investimento, entro i limiti previsti dal bando. Anche qui vale lo stesso principio di fondo: la spesa deve essere proporzionata e necessaria rispetto all’attività, non un intervento generico sull’immobile.

Resto al Sud 2.0 finanzia siti web e digitalizzazione aziendale?

Arriviamo al punto che, sinceramente, mi sta più a cuore chiarire in questo articolo. Perché la risposta onesta non è un secco sì e nemmeno un secco no. Resto al Sud 2.0 non finanzia “il sito web” come voce isolata e automatica. Finanzia investimenti digitali quando sono parte integrante e coerente del progetto imprenditoriale.

La differenza sembra sottile, ma cambia tutto in fase di valutazione. Se presenti un sito vetrina scollegato dal resto del business plan, il valutatore fa fatica a inquadrarlo come investimento produttivo. Se invece il sito, la piattaforma o il software sono lo strumento attraverso cui la tua attività genera fatturato, gestisce i clienti o eroga il servizio, allora il discorso cambia completamente.

Quando un sito web è funzionale al progetto d’impresa

Facciamo un esempio concreto, perché aiuta più di mille definizioni astratte. Se apri un e-commerce, il sito non è un accessorio, è il negozio stesso: senza quella piattaforma, semplicemente, non esiste vendita. Diverso è il caso di un’attività artigianale che vuole “anche avere un sito” come biglietto da visita online: utile, per carità, ma difficilmente centrale nel modello di business.

La domanda da porti, prima di scrivere il business plan, è questa: se togliessi quel sito o quella piattaforma, la mia attività funzionerebbe comunque? Se la risposta è no, hai un investimento digitale coerente. Se la risposta è sì, probabilmente stai guardando a una spesa promozionale, che va trattata diversamente nel piano.

Software, piattaforme digitali e servizi tecnologici nel piano di spesa

Lo stesso ragionamento vale per software gestionali, CRM, piattaforme di prenotazione o strumenti di automazione. Il criterio non cambia: quanto quello strumento è necessario al funzionamento operativo dell’attività, non semplicemente utile in astratto. Un gestionale che ti permette di fatturare, tracciare gli ordini o gestire gli appuntamenti ha un ruolo chiaro nel processo aziendale, e questo lo rende più facilmente inquadrabile come spesa coerente.

Come ottenere il voucher Resto al Sud 2.0 fino a 50.000 euro per investimenti digitali?

Qui torniamo a un dettaglio che ho anticipato parlando degli importi. Il voucher base copre fino a 40.000 euro, ma esiste una maggiorazione fino a 10.000 euro che porta il totale a 50.000 euro. Questa maggiorazione, tra le condizioni previste, è collegabile alla presenza di almeno il 20% delle spese ammesse riconducibili a beni o servizi innovativi sul piano tecnologico-digitale, oppure a soluzioni ecosostenibili.

In pratica, si strutturi il tuo piano di spesa in modo che una quota significativa sia dedicata a software, piattaforme o strumenti digitali coerenti con l’attività, puoi accedere a un contributo più alto. La maggiorazione va richiesta espressamente in fase di domanda, indicando la categoria corretta per ogni voce di spesa sulla piattaforma. Non è automatica: se non la selezioni al momento giusto, il vantaggio si perde.

Come presentare domanda per Resto al Sud 2.0 nel 2026?

La domanda si presenta esclusivamente online, tramite l’area personale sul portale di Invitalia. Ti servono identità digitale (SPID, CIE o CNS), firma digitale e un indirizzo PEC. Prima di compilare la domanda vera e propria, registri la tua iniziativa economica sulla piattaforma e, se necessario, indichi un delegato per la compilazione, anche se l’invio finale resta sempre a tuo carico.

Il procedimento è a sportello: non esistono graduatorie, e le domande vengono valutate in ordine cronologico di arrivo, nei limiti delle risorse disponibili. Questo significa una cosa molto pratica: arrivare prima, con una domanda completa, aumenta le probabilità di ottenere il contributo prima che i fondi si esauriscano.

Resto al Sud 2.0 ha una scadenza nel 2026?

No, e questo è un punto che spesso genera confusione. Non c’è una data di chiusura fissa nel 2026: lo sportello resta aperto fino a esaurimento delle risorse stanziate. Non c’è nemmeno una graduatoria per merito: chi presenta prima una domanda completa e conforme, viene valutato prima. Per questo conviene non rimandare la preparazione della documentazione, perché le risorse, per quanto consistenti, non sono infinite.

Quanto tempo impiega Invitalia a valutare la domanda?

Il termine diciturato da Invitalia è di 90 giorni dalla presentazione, sempre in base all’ordine cronologico di arrivo. Durante questo periodo potresti essere contattato per chiarimenti sul business plan o per integrare qualche documento: è normale, e non significa che la domanda sia a rischio. Preparare fin da subito una documentazione precisa riduce comunque le probabilità di richieste di integrazione, e quindi accorcia i tempi effettivi.

Come inserire sito web e investimenti digitali nel piano di spesa Resto al Sud 2.0

Arriviamo alla parte più operativa, quella che, se lavori nel digitale, ti interessa probabilmente più di ogni altra. Il consiglio pratico è questo: collega sempre l’investimento digitale al modello di business, non presentarlo come una voce di marketing generica.

Quando descrivi il progetto nel business plan, spiega come quel sito, quella piattaforma o quel software si inseriscono nei processi operativi: come gestisci gli ordini, come eroghi il servizio, come comunichi con i clienti. Non limitarti a scrivere “realizzazione sito web aziendale“: specifica la funzione, il collegamento con il fatturato atteso, il ruolo nel flusso operativo. Un valutatore che legge un piano coerente, dove il digitale è parte del motore dell’attività e non un accessorio, ha tutti gli elementi per inquadrare correttamente la spesa.

Checklist: prima di presentare domanda con investimenti digitali

  • Verifica l’età e i requisiti occupazionali prima di costruire il business plan, per non investire tempo su un progetto non ammissibile.
  • Controlla la data di apertura della Partita IVA: deve rientrare nel mese della domanda o in quello precedente, e l’attività deve risultare ancora inattiva.
  • Scegli tra voucher e contributo in base alla dimensione reale del progetto, ricordando che la scelta è vincolante.
  • Collega ogni spesa digitale al modello operativo, spiegando nel piano perché quello strumento è necessario e non accessorio.
  • Valuta se rientri nel 20% di spese tecnologico-digitali per accedere alla maggiorazione fino a 50.000 euro.
  • Prepara la documentazione con largo anticipo, considerando che la procedura è a sportello e premia chi arriva prima.

Se stai valutando come impostare un progetto digitale coerente da inserire in Resto al Sud 2.0, la struttura del sito e delle piattaforme che scegli fa davvero la differenza in fase di valutazione. Nella nostra agenzia lavoriamo ogni giorno alla creazione di siti web strategici pensati per essere parte integrante del modello di business, non un accessorio. Se vuoi capire come impostare al meglio la tua presenza digitale prima di presentare domanda, siamo a disposizione per parlarne insieme.

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